Genova, 1922 – Milano, 1986
Emilio Scanavino nasce a Genova il 28 febbraio 1922. Frequenta il Liceo Artistico, appassionandosi alla letteratura e alla poesia. Si diploma nel 1942, anno anche della sua prima personale alla Galleria Romano di Genova. S’iscrive alla Facoltà di Architettura di Milano, che però abbandona per lo scoppio delle Seconda Guerra Mondiale.
Dopo la guerra, lavora come disegnatore tecnico per il Comune di Genova, impegno che poi lascerà per dedicarsi completamente alla pittura. Nel 1946 prende uno studio a Milano e inizia a frequentare l’ambiente di Brera e del Bar Jamaica, dove conosce tra gli altri Fontana, Dova, Crippa, Manzoni e Dadamaino.
Un’esperienza a Parigi nel 1947 lo mette in contatto gli artisti dell’avanguardia, spingendolo verso la rivisitazione della lezione cubista: la sua pittura diventa progressivamente più astratta e gestuale, ricercando un linguaggio più segnico, inquieto e drammatico che caratterizzerà tutta la sua produzione successiva.
Parallellamente alle opere pittoriche, Scanavino avvia già dalla fine degli anni Quaranta un’importante produzione cercamica, grazie all’amicizia con Tullio Mazzotti della manifattura ceramica di Albisola. È qui che Scanavino conosce Carlo Cardazzo, fondatore della Galleria del Naviglio di Milano e della Galleria del Cavallino di Venezia, e stringe amicizia con artisti che lavoravano ad Albisola tra cui anche Asger Jorn e Karel Appel.
Nel 1950 espone alla Biennale di Venezia, dove tornerà anche nel 1960 e nel 1966 con una sala personale. Nella Biennale del 1966 presenta un ambiente ottagonale ideato con l’architetto Scarpa e vince il premio Pininfarina. Numerose sono le occasioni espositive e la partecipazione a rassegne sia in ambito nazionale che internazionale, grazie ai contatti e a frequenti viaggi all’estero.
Nel 1962 trasforma in atelier una vecchia casa a Calice Ligure dove trascorre gran parte del tempo a dipingere e scolpire; in questa località si stabiliscono poi numerosi artisti formando una piccola comunità. Negli anni Sessanta e Settanta, la sua ricerca evolve verso un segno anche più essenziale accanto a griglie e strutture geometriche. La tavolozza dell’artista è ristretta, quasi esclusivamente votata al nero e a varianti di grigi con spesso tragici interventi di colore rosso.
Scompare nel 1986 a Milano.
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