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Massimo Campigli

Berlino, 1895 – Saint Tropez, 1971

Massimo Campigli (pseudonimo di Max Ihlenfeld) nasce a Berlino nel 1895. Trascorre l’infanzia a Firenze e nel 1909 si trasferisce a Milano, dove entra in contatto con i futuristi. Dopo la prima guerra mondiale, si trasferisce a Parigi, dove è corrispondente per il Corriere della Sera. Nel frattempo inizia a dipingere da autodidatta, affascinato dalla metafisica, da Léger e dalla pittura neoclassica di Picasso, ma anche dall’arte antica e in particolare dall’arte etrusca.

Nel 1928 viene invitato alla Biennale di Venezia con una sala personale e nel 1929 con Giorgio de Chirico, Gino Severini e altri artisti forma il gruppo Sette italiani di Parigi. Dello stesso anno è la sua prima personale alla Galerie Jeanne Bucher di Parigi.

Durante gli anni Trenta torna a Milano, dove nel 1933 firma con de Chirico, Achille Funi e Mario Sironi il ‘Manifesto della pittura murale’. Tra le pitture murali eseguite, tra il 1939 e il 1940 realizza anche una grande decorazione monumentale per l’atrio del Liviano, sede della Facoltà di Lettere di Padova.
La sua pittura è caratterizzata da una dimensione sognante e atemporale, fondendo armonicamente motivi antichi e archetipici con evocative presenze femminili, suoi soggetti prediletti.

Nel 1946 lo Stedelijk Museum di Amsterdam gli dedica una mostra personale. Due anni dopo, ritorna a Parigi, dove, ormai pittore affermato, si dedica esclusivamente alla sua pittura delicata e dai colori terrosi, abitata da creature femminili stilizzate.

Innumerevoli sono state le partecipazioni a rassegne internazionali ed esposizioni in Italia e all’estero. Dividendosi tra Parigi, Milano, Roma e Saint Tropez, si dedica con passione alla grande antologica allestita a Palazzo Reale, Milano, nel 1967. Muore nel 1971 a Saint Tropez.

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